Cose interessanti che si trovano in qesto libro, raccontate per chi ha di meglio da fare che leggerlo
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Le mucche se non le mungi esplodono (di gioia) // Teodora Mastrototaro

L’antispecismo raccontato in versi, umani e non umani.

23/08/2025

Iniziare a parlare della violenza strutturale in cui siamo immersɜ è un passo difficile, specie nel caso di quella verso lɜ animalɜ non umanɜ, perché ci mancano i mezzi per farlo. La società specista, sessista, razzista e capitalista crea tecnologie verbali e materiali sempre nuove per giustificarsi e perpetrarsi, tecnologie così egemoniche da toglierci gli spazi di creazione di alternative. Realismo capitalista, realismo specista, sottolineati da quel senso del ridicolo che ci coglie quando affermiamo l’ingiustizia che subisce un animale (umano e non) sottoposto alla violenza e al dominio.

Tecnologie adatte a rispondere a una gamma amplissima di necessità. “Nutrirci”, passare una serata in compagnia, celebrare il valore della solidarietà — ma sempre col presupposto della violenza verso lɜ non umanɜ. Saper cogliere tutte queste sfumature e ciò che le unisce è un gesto di denuncia che passa dal situarsi emotivamente, dal non poter facilmente distinguere l’ingiustizia dalla normalità nominando cosa ci sia di fondamentalmente sbagliato in esse1. Possiamo però far emergere i non detti, le assurdità non nominabili, credere nel fatto che altre persone sentiranno quanto noi la necessità di dire qualcos’altro anche se non sappiamo cosa – mettere l’accento su quello che manca e prestare attenzione a dove le nostre emozioni ci indicano vie d’uscita.

Questo è quello che abbiamo trovato leggendo Le mucche se non le mungi esplodono (di gioia) di Teodora Mastrototaro, che è inaspettatamente una raccolta di poesie e, come già dal titolo, affronta la sofferenza animale includendo qualche accenno di umorismo2 per comporre un ampio catalogo dei modi in cui questa violenza permea la nostra vita.

12 gennaio 2025 E45 svincolo di Cesena – due maiali cadono dal camion che li conduceva al mattatoio. Traffico rallentato sulla E45 perché uno dei due maiali è rimasto seduto al centro della carreggiata, immobile.

 

*

Al bordo della strada
in vendita la carne…
il fuoco non per riscaldarsi,
ma per cuocersi.

 

Le auto lente in fila
gli chiedono quanto si prenda
al kilo.

[…]

18 gennaio 2023 La Spezia – minorenne massacra una tartaruga con una pietra mentre si fa filmare dall’amico.

 

*

Capovolta la casa
abbandonata sul dorso
bagaglio in brandelli
di carne.
Diventami pietra tombale
dove un sasso consuma
una specie che muore
una bestia che giace.

 

*

La tartaruga
rovesciata sul dorso
che muore guardando
la luce del cellulare
crede di ammirare
una stella cadente
che muore con lei.

 

[…]

20 febbraio 2023 Turchia – ha salvato vite umane fino all’ultimo, poi è crollato: è morto di fatica Proteo, il “cane-eroe” inviato in Turchia per soccorrere le vittime dopo il terremoto.

 

*

Ti hanno dedicato
un monumento
dopo aver compiuto
il tuo ultimo dovere.
Dall’alto verso il basso
è il modo più efficace
per rimuovere la polvere
delle macerie.

Scavare pietra sotto pietra sopra sotto pietra
a costruirti la bara.

Oltre alla decostruzione (lo smembramento?) della visione egemonica, l’intrusione poetica di emozioni contrastanti apre molte possibilità. È utile a far emergere l’agentività non umana senza chiamare in causa le “intenzioni”, allinearci semplicemente a ciò che leggiamo e allɜ animalɜ che ne sono protagonistɜ.

D’altro canto la poesia fa spazio per un sentimento più complesso: il senso del lutto. Un lutto (di cui abbiamo già parlato) che non è semplice tristezza, ma affermazione del valore di altre vite, sentimento di partecipazione ad altre esistenze ormai recise. Qui il lutto ha diverse sfumature emotive: può essere tristezza ma anche gioia, come una risata strappata all’immaginare del cancro liberatore di un’elefantessa in cattività.

Cellule in proliferazione
in un corpo in prigionia
sono l’unica tentazione di vita…
paradosso della tirannia.

Come metamorfosi da bruco a farfalla
ricominci ad esistere
un’uscita dalla tomba resurrezione
dopo essere morta di tumore.

Ma il lutto è anche essere la rabbia della lotta di classe, in cui dobbiamo pensarci compagnɜ umanɜ e non:

*
Stipuliamo un nuovo
contratto di lavoro
a tempo indeterminato,
senza vincoli di durata
solo di morte.
Dietro versamento di
vitto e alloggio
i lavoratori si impegnano
a prestare
la propria vita.

Il contratto deve essere redatto in forma scritta
col sangue.

Tutte queste cose insieme – la critica all’esistente, l’apertura a nuove agentività e il lutto – sono parte di quello che vorremmo dire, ma per cui non abbiamo ancora le parole. O meglio, con le parole possiamo solo avvicinarci all’obiettivo, perché dire non è la sola cosa che vogliamo fare. Vogliamo trovare e diventare altrɜ con cui creare un mondo diverso. E nell’incamminarci in questa direzione abbiamo trovato lo strumento della poesia.

Fare versi, nella sua polisemia, è un modo per ricomprendere le sfumature che ci servono per creare una cultura e una vita altra. Allontanandoci per un po’ dal concetto di politica, di presa di parola, spostiamo il baricentro dal lato animale del nostro essere animali umani, ci stendiamo per terra, come scrive la filosofa Bianca Nogara Notarianni nell’introduzione al testo. Possiamo sentirci affini ad altrɜ senza sapere il perché – simpatia vivente? senso morale? condizioni materiali? – senza doverci nominare o identificare, senza dire perché lo stiamo facendo – catarsi, politica, gioco? Ma comunque possiamo iniziare a scambiare versi tra di noi, richiamarci a vicenda, umanɜ e non.

12 agosto 2024 Argentina – l’orca Kshamenk, un grande maschio, è rinchiusa da circa trenta anni in una piccola vasca di cemento in un parco acquatico argentino. L’associazione animalista Urgentseas ha mostrato un video nel quale il cetaceo fissa immobile per ventiquattro ore il cancello che lo separa dai delfini.

*
Abbandonarsi al sonno sull’acqua
e allagarsi gli occhi fissi.


Note

  1. Cercare un criterio che colga cosa rende ingiusto il nostro rapporto con lɜ non-umanɜ è una caratteristica dell’antispecismo fin dalla sua fondazione da parte di Peter Singer: tipicamente è il dolore o la coscienza di quello che subiscono a rendere sbagliato il dominio sullɜ non-umanɜ. Noi ci sentiamo di dissentire per motivi politici, poiché la norma, anche quella che divide il giusto dallo sbagliato, è sempre normativa.[]
  2. Ci riprendiamo l’idea Pirandelliana di umorismo, il «sentimento del contrario» che emerge dal riflettere sulla percezione di qualcosa che esce dal campo dell’ammissibilità, il «contrario» appunto.[]

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